“Non posso aspettare e non posso vivere aspettando che muoia ciò che resta dell’unico polmone di verde della mia terra”. Ditemi, quanti di noi, in questi giorni “infuocati”, per la nostra terra, hanno pensato ciò e quanti sarebbero disposti a fare qualcosa perché ciò non accada?
Trentuno anni fa i ventenni di allora si beccarono Chernobyl. Gli dissero “tutto sotto controllo”. Però “non bevete latte, non mangiate verdura, uscite poco di casa, chi proprio non ne può fare a meno, indossi la mascherina”. Il danno era fatto. Oggi ai nostri figli tocca il Parco Nazionale della Munnezza, i suoi roghi ininterrotti da un anno ad oggi. Più i fumi quotidiani ad opera di “animali” senza scrupoli che danno fuoco a tutto, dai rifiuti speciali ad ogni sorta di materiale della campagna. I fumi velenosi stanno appestando le nostre vite. Deturpando il già dilapidato territorio dove viviamo. Ci costringono a vivere rinchiusi in casa, dove ogni sorta di oggetto, la nostra biancheria, noi stessi ha preso un sapore acre e pestifero. A sera chiudi le imposte perché c’è fumo, al mattino le riapri e respiri gli stessi miasmi.
La fuliggine velenosa che cade dal cielo, a tutte le ore del giorno, avviluppa e entra nella frutta, nella verdura, sugli animali da cortile. E noi li mangiamo. Alimentiamo i nostri figli, con la speranza che crescano sani, forti e vigorosi. Si prendono le nostre vite. Qualcuno verrà a salvarci? Viviamo d’illusioni! Sull’ambiente, in questi paraggi, gli amministratori sono fermi al palo. Non sembrano in grado di difendere le loro comunità. In campo pressapochismo ed inefficienza al cospetto di una faccenda che oramai è sfociata nella farsa. Amministratori locali intenti ad asfaltare qualche strada (per la verità c’è chi in cinque anni nemmeno questo è riuscito a fare) piuttosto che a sintonizzarsi alla realtà.
“>Già realtà! Vivibilità, difesa della salute pubblica, controllo del territorio. Vedrete che le prossime campagne elettorali si svolgeranno a colpi di boschi da salvaguardare. Ricordo che i passati comizi si svolsero sulla Vasca al Pianillo (invaso di acque e fanghi putride e velenose) da bonificare da quando io sono nato. Peccato che sui palchi si alternarono coloro che, in una accozzaglia di idee, si riappacificarono sotto la sigla di uno pseudo comitato ambientalista. Risultato? Fu impedito al generale Jucci, con diciotto milioni di euro in mano, di chiudere per sempre il mefitico invaso. Se tanto da tanto bisognerebbe andare più in là del restituire la fascia di primi cittadini al signor Prefetto. Senza offesa!