Vedrete che fra qualche tempo tutti gli alberi mandati in fumo nel Parco daranno gli agognati frutti a coloro che hanno premeditatamente reso ancor più infuocata l’estate vesuviana. Pioveranno progetti e fondi che, se i primi cittadini non si daranno una mossa, continueranno ad ignorare i diretti interessati: i paesi del Parco.
Certo non si può negare che i vari Capasso, Catapano e Ranieri non siano stati particolarmente attivi mentre i loro boschi andavano in cenere. E viene da ridere pensando al modo beffardo con cui Governo e Regione abbiano strutturato gl’interventi in questi casi, escludendo, però, dall’azione attiva e diretta proprio i sindaci. Non si diceva una volta che il paese è del paesano?
E allora quale è il ruolo dei Comuni nella difesa diretta del loro polmone di verde? Purtroppo, oggi, è limitato a dirigere il traffico di accesso alle pinete e di avvistamento di nuovi focolai d’incendio. O stare lì col naso all’in su ad attendere l’arrivo dei Canadair. Che chiamati in azione alle undici del mattino sono intervenuti alle sette di sera.
Allora perché non dotare i Comuni, che detengono la maggior parte di territorio del Parco, di uomini, fondi e mezzi? Così non si sarebbe perso tempo prezioso, in quelle otto ore di attesa di aiuto dal cielo. Via terra si sarebbe potuto, circoscrivere, limitare, se non, addirittura soffocare il fuoco. Via terra in dieci minuti, in compagnia dell’amico farmacista Attilio Giordano, attraversando la Profica Paliata, stavamo accanto al rogo. Ci saranno arrivate pure una miriade di sigle di volontariato, associazionismo, protezione civile, per lo più private. Una sfilata di mobilitati per osservare, monitorare, fotografare. Senza, però, poter intervenire realmente. O la struttura organizzativa di Governo e Regione Campania è fatta apposta per intervenire solo quando l’evento è già disastro? Non ha insegnato nulla il fuoco della estate 2016 che mandò in cenere ettari di boscaglia?
L’Ente Parco non è pervenuto. Nemmeno questa estate. Proclami tanti: alla de Luca, per intenderci! Ci è bastato vedere il presidente Casillo, un ragazzotto al quale è andato via il sorriso. E’ sembrato piuttosto un cane bastonato, uno che non sa che pesci prendere. Finora l’Ente non è riuscito a creare un interesse, ha mostrato poco coraggio, ha protestato poco, a detta di qualcuno. E’ pensabile che Casillo protesti contro coloro che lo hanno seduto su quella poltrona per meriti elettoralistici? Pura fantascienza!
Dei gruppi intervenuti a “guardare” gl’incendi troppi erano iper equipaggiati. Con quali fondi non saprei dirvelo. Alla fine si attendono sempre i Canadair. Se tanto da tanto e siamo riusciti a mandare in cenere l’unico polmone di verde per i nostri paesi, mi chiedo: a cosa serve avere un Parco Nazionale Vesuvio-Monte Somma? Diamo a Capasso, Catapano, Ranieri, ecc., ecc., la possibilità di detenere almeno un elicottero, dotarsi di un invaso, attrezzare dei mezzi, di primo soccorso, per scalare i boschi, spegnere i principi d’incendio, avvistati da volontari e dipendenti a tal uopo addestrati. Diamo la possibilità ai privati di impiantare delle attività nel Parco, così da creare degli interessi. E finiamola col finto ambientalismo ad oltranza. Vedete quanti disastri combina?